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Un racconto in prima persona da chi, il Grezzo Tour, lo ha davvero vissuto!!!!
Stato dell'equipaggio: Una gabbia di matti motivati, legati dallo stesso odore di benzina e asfalto.
– Vercelli, il risveglio dei pistoni.
L’aria punge, ma sotto le giacche batte il fuoco. Davanti al bar le moto girano al minimo: una sinfonia sorda di scarichi che tremano nel fresco del mattino. Guardo le facce dei miei: occhi accesi, sorrisi tirati, la consapevolezza che oggi i chilometri saranno infiniti. Un cenno con il casco, la prima dentro, il rumore metallico dell’innesto.
Il Grezzo Run è ufficialmente iniziato. Non si torna indietro.
– L'inferno e il paradiso della Bocchetta e del Brallo Le pianure spariscono, la strada comincia a impennarsi e a torcersi come un serpente arrabbiato. Saliamo verso il Passo della Bocchetta e poi su, ad aggredire il Brallo. Qui la strada non regala nulla, e il "Grezzo" esige il suo tributo. Primo imprevisto: un cavo frizione rotto
.. Nemmeno il tempo di fermarci , Ci buttiamo sul ciglio della strada, attrezzi in mano, mani sporche di grasso e una pioggia di insulti goliardici che rimbomba nella valle, ma la fortuna ci assiste .....siamo fermi difronte ad un meccanico di moto, Tra una bestemmia d'affetto e un bullone stretto con la forza del pensiero, esplode una risata collettiva che spazza via ogni tensione. Questa è la nostra forza.
– L'odore del sale a Chiavari
Giù in picchiata, piega dopo piega, finché l’orizzonte non si spalanca sul blu del Mar Ligure. Chiavari ci accoglie con il riverbero del sole sull'acqua. Le moto ticchettano per il calore, noi ci togliamo i caschi con la pelle bruciata dal vento. Giusto il tempo di un goccio d'acqua, una pacca sulla spalla che quasi ti smonta la clavicola e uno sguardo d’intesa. La stanchezza striscia nei muscoli, ma l'adrenalina è un carburante migliore della benzina.
– La volata toscana: Massa, Carrara e il miraggio di Pisa chilometri pesano come macigni. Alla nostra sinistra le cave di marmo di Carrara splendono come neve sotto il sole pomeridiano, mentre Massa vola via specchiata nei nostri specchietti. Arriviamo a Pisa che le ombre si stanno allungando. La Torre è lì, un miraggio inclinato nel traffico, ma non c'è tempo per fare i turisti. I polsi gridano pietà, la sella sembra diventata di cemento armato, ma nessuno molla di un millimetro. Siamo un unico blocco che fende l'asfalto.
– Follonica, terra promessa Cavalletti giù. Il rumore dei motori che si spengono lascia spazio al respiro del mare di Follonica. Siamo a pezzi, sporchi di moscerini e polvere della strada, ma vivi come non mai. Abbiamo strappato ogni singolo chilometro a questa giornata. Abbiamo vinto noi.
– Whisky, fumo e silenzi
Niente ristoranti stellati, niente fronzoli: una cena alla buona, ignorante e genuina, dove anche un pezzo di pane e salame sa di trionfo. Ora sul tavolo ci sono solo i bicchieri e una bottiglia di whisky che scende calda, a bruciare le ultime fatiche. Le risate sguaiate di poche ore fa lasciano spazio a un silenzio denso, magnetico. Ci guardiamo negli occhi, stanchi da morire, e nei riflessi del bicchiere leggiamo la stessa cosa: la bellezza assoluta di essere qui, insieme, a fare qualcosa di folle.Per oggi siamo ok. Abbiamo la strada nelle vene e l'orizzonte negli occhi.
chiudo il diario del Giorno 1.
Equipaggio indomito.
Per il Giorno 2 si vedrà......
Wild Confraternita.....!!
Ore 7:00. Il sole buca le palpebre, ma i veri dei della strada non dormono, lubrificano. Mentre le dita stringono le chiavi delle moto, la mia mente affronta l'ultimo mostro della burocrazia digitale: l'esame scritto in DAD per diventare Istruttore.
chiudiamo tutto e prepariamo le moto, colazione e intanto la tensione si taglia col coltello, ma non è per le curve. Sono bloccato davanti allo schermo per l'esame scritto in DAD: primo livello da istruttore di motociclismo. Le dita picchiettano sulla tastiera, la mente è già al sound del motore. Quiz fatti!! Invio. Non c'è tempo per festeggiare: la seconda tappa chiama. Casco allacciato, frizione mollata. Si parte!
La Grande Cavalcata: Verso il Cuore d'Italia
Tagliamo la Maremma come lame calde nel burro. Grosseto sfuma alle nostre spalle mentre l'asfalto si piega ai nostri desideri, guidandoci dentro la tela vivente di Tuscania. Paesaggi spettacolari, storia che scorre ai lati della strada e il vento che canta dentro il casco una melodia antica fatta di benzina e libertà. Viaggiamo compatti, un'unica creatura d'acciaio e cuoio. Ogni curva è un battesimo, ogni chilometro un patto di sangue firmato con il gas aperto.Il gruppo c'è, viaggia compatto, l'affiatamento è totale. Ogni curva è un sorriso, ogni chilometro un legame che si stringe.
Pausa Pranzo... con Sorpresa a Terni
Arriviamo a Terni con la fame che morde, ma il dovere chiama ancora. Tra un boccone e l'altro, scatta l'ora della verità: l'esame orale. L'ultimo ostacolo per la qualifica da istruttore. La concentrazione sale, le risposte scorrono fluide come una traiettoria perfetta. Finito!! Abilitazione in tasca....?? Chissà ...!! Adesso siamo davvero liberi di correre.
Il Coast to Coast: Destinazione Marotta
Puntiamo la bussola verso l'Adriatico. Davanti a noi si snoda un nastro d'asfalto pazzesco. Un continuo, estenuante e meraviglioso saliscendi tra colline infinite e passi appenninici che mettono a dura prova braccia e pneumatici. I chilometri sulle spalle diventano tanti, impegnativi, ma la stanchezza sparisce davanti a panorami da togliere il fiato.La stanchezza è solo un'illusione borghese;la certezza che Marotta è sempre più vicina.
Il Campo Base e la Cena a 5 Stelle
Arrivati a Marotta, scatta la missione sopravvivenza: sosta viveri selvaggia.
In un attimo allestiamo la nostra area. Si accendono i fornelli, si organizzano gli spazi. Dopo 400 km di puro coast to coast, quel cibo cucinato in campeggio profuma più di un menu di un ristorante stellato.
Ora la notte è nostra. Una bottiglia di vodka sul tavolo, i fari spenti e le risate che riempiono l'aria. Ci raccontiamo ogni staccata, ogni pendenza, ogni momento di questa giornata pazzesca.
Per oggi il nastro dell'asfalto si ferma qui. I motori riposano. Domani... beh, domani si vedrà!

Alba di fuoco e occhi ancora stropicciati: la terza sinfonia del Grezzo Run comincia così....con il sapore del caffè forte e il baccano dei borsoni che si chiudono. Marotta ci saluta con il riflesso del mattino sul mare, ma i nostri motori cantano già un'altra melodia. Direzione: Tavullia, la terra sacra dove la velocità è religione. Il tempo di invadere la piazza, scattare la foto di rito con il petto in fuori e le facce da schiaffi di sempre, e i ferri scalciano di nuovo. Destinazione promessa? Le pieghe leggendarie del Valico di Viamaggio. Ma l'asfalto, si sa, scrive la sua storia. Lungo la strada, la piega lascia spazio al brivido freddo dell'imprevisto: una ciclista a terra, un brutto incidente. È in momenti così che il Grezzo Run si toglie la maschera da canaglia e mostra il suo cuore d'oro. Roberto Gioffrè, il nostro Segretario soccorritore volante, frena l'istinto del pilota e accende quello dell'eroe, fiondandosi a prestare la prima assistenza critica. Intorno a lui, la banda dei Grezzi fa scudo: chi devia il traffico con sguardi truce ma rassicurante, chi tiene la mano, chi fa spazio all'arrivo dell'ambulanza del 118. Una catena umana fatta di Gilet e solidarietà vera.Risolta l'emergenza, con un sospiro di sollievo che profuma di benzina, la carovana riparte verso le vette del Viamaggio. Ma lassù, il cielo si fa scuro come il fondo di un pistone: la sfortuna ha deciso di mettersi in scia, e sul Passo del Carnaio l'inferno si scatena. Un temporale improvviso, di quelli cattivi che ti schiaffeggiano la faccia, ci prende in contropiede. L’asfalto diventa un fiume e l’acqua entra dappertutto. Poi, la magia della strada: dal nulla spunta un vecchio capanno , lasciato aperto. Neanche a farlo apposta. Ci infiliamo dentro come banditi in cerca di rifugio, ridendo della nostra sfiga tra il vapore delle tute calde e le battute ignoranti.Appena il cielo concede una tregua, risaliamo in sella. Siamo fradici da fare schifo, marci fino alle ossa, ma dentro abbiamo un fuoco che nessun diluvio può spegnere. C'è troppa voglia di finire questa fottuta terza tappa. Affrontiamo il Carnaio tra pieghe bagnate, sali e scendi da capogiro e tornanti che tolgono il fiato, fino a conquistare Predappio. Via i teli antipioggia, due scatti storici tra i cenni del passato e di nuovo dentro gli stivali, rotta verso Castrocaro Terme. Una sosta lampo per saccheggiare un supermercato per i viveri della cena, e giù di nuovo i fari verso Brisighella.Alla Tenuta Mamie Marianne, però, l’accoglienza è fredda come la pioggia appena presa. L'atmosfera è tesa, l'ospitalità un miraggio e, siccome siamo Grezzi ma signori, giriamo i tacchi e accendiamo i motori: meglio andare via che perdere tempo in discussioni inutili. Il pomeriggio ci guida così a Modigliana, ed è qui che la fortuna si fa perdonare facendoci sbarcare al Camping La Luna sul Trebbio. Ragazzi, segnatevi questo nome: qui l’ospitalità romagnola è una religione, il posto perfetto per una vera, fottuta esperienza wild.Ora l'accampamento è pronto. Le tende sono su, i fornelli accesi sputano fuoco e l'odore della cena si mescola a quello dell'olio motore. Il buio ha inghiottito la valle, ma a noi bastano le lampadine frontali e i fari delle moto per illuminare l'ultima notte di questo pazzo, immenso Grezzo Run. Sul tavolino c'è una bottiglia di vodka che gira, i bicchieri si scontrano e le voci si alzano per raccontare le curve, il capanno e i panorami che ci portiamo dentro. È l'ultima sera selvaggia prima del rientro. La terza tappa si chiude qui, tra risate e sguardi stanchi ma felici.Ci risentiamo domani per la grande chiusura... e chi non c'è, si attacca!

L'Alba della Nostalgia
L’alba del quarto giorno non ha pietà. Si accende silenziosa sulle macerie dell’ultima cena passata a ridere, a raccontarsela, a svuotare bicchieri che sapevano di libertà. Addosso abbiamo la stanchezza dei chilometri e quel vuoto sottile nel petto: la malinconia bastarda di chi sa che l'asfalto davanti, stavolta, punta verso casa. È l'ultimo pezzo di strada.
L'ultimo ballo del Grezzo Run.
La Sfida del Cielo.
Ma il destino, si sa, ama i matti ma mette alla prova i motociclisti. Da Vercelli rimbalza una voce sul telefono: "Arriva la tempesta". Non c'è tempo per i piagnistei da fine viaggio. Banditi i sentimentalismi, si scatena il pragmatismo goliardico. Chiudiamo i bagagli a tempo di record, ingurgitiamo l'ultima colazione con gli occhi ancora impastati e facciamo fischiare i motori. Ruota posteriore che spinge, pieno raso, visiera giù e gas maledettamente aperto. Dobbiamo infilare la moto in quella fottuta finestra di sole prima che il cielo ci crolli addosso.
[ IL CONTO DEL GREZZO RUN ]
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Giorni di Viaggio: 4
Chilometri Totali: 1560+
Livello di Umidità: Mutande inzuppate
Spirito di Gruppo: Indistruttibile
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Pit-Stop, Armature e Idioti sulla Strada
Altezza Piacenza. Il cielo davanti è un muro nero che promette solo schiaffi. Ci fermiamo: rabbocco rapido alle belve e via dentro le tute antipioggia, novelli cavalieri in nylon fluorescente. C’è anche il tempo per il classico brivido da asfalto: un automobilista distratto — o forse solo invidioso della nostra libertà — fa l'indisciplinato.
Volano due parole delle nostre, un vaffanculo terapeutico cantato in coro per ristabilire le gerarchie stradali, e chiudiamo la pratica.
Non abbiamo tempo da perdere con chi ha quattro ruote e zero anima. Si riparte.
L'Inferno d'Acqua
Imbocchiamo la via e il temporale ci accoglie a braccia aperte. Un diluvio biblico.
La strada diventa un fiume, il vento schiaffeggia i caschi, i rami e le foglie volano come proiettili sulla carena. È qui che il Grezzo Run diventa leggenda. Qualcuno grida dentro il casco, nessuno molla. I motori ruggiscono sotto l'acqua, le ruote tagliano il diluvio. Teniamo duro, uniti, una linea di fari che sfida il buio del giorno.
A Casteggio il cielo concede la grazia: la morsa si allenta. Siamo bagnati fino alle mutande, l'acqua scorre dove non dovrebbe e gli stivali sono due acquari. Ma ridiamo.
Ridiamo perché mancano pochi chilometri e la pelle la stiamo portando a casa insieme all'orgoglio.
L'Ultimo Respiro e la Consapevolezza
Varcato il traguardo di casa, il tempismo è da film. Giusto il tempo di spegnere i motori, scaricare i bagagli, e dietro di noi si scatena il nubifragio vero.
Ma ormai siamo al sicuro.
Siamo stanchi, demoliti, con le ossa che vibrano ancora al ritmo dei cilindri.
Ma nei nostri occhi c'è una luce che chi è rimasto sul divano non potrà mai capire.
Abbiamo sulle spalle 1560 chilometri di curve, polvere, pioggia e fratellanza.
Abbiamo piegato dove gli altri frenano, abbiamo riso dove gli altri imprecano. I panorami ce li portiamo dentro, stampati sul retro delle palpebre.
Ma soprattutto ci portiamo dietro una certezza sacra: noi questa storia non ce la siamo fatta raccontare. Noi l'abbiamo scritta, chilometro dopo chilometro, sulla nostra pelle.
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